Torino, neonata abbandonata e gravemente malata curata con un intervento unico al mondo

La piccola bianca, affetta da mielomeningocele, è stata curata con un intervento chirurgico presso l’ospedale Regina Margherita di Torino: i medici hanno applicato una tecnica finora inedita a livello mondiale.

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La storia di Bianca è quella di un dramma che si trasforma in speranza: la bambina è nata lo scorso 8 giugno ma i suoi genitori si sono rifiutati di riconoscerla, terrorizzati dalla prospettiva di dover avere a che fare con il mielomeningocele, malattia di cui è affetta la piccola che causa la mancanza di formazione degli archi posteriori della colonna vertebrale con la fuoriuscita delle meningi e del midollo spinale. Si tratta di una patologia rarissima, che colpisce un neonato su 8mila, diagnosticata pochi giorni prima del parto in seguito a un’ecografia alla mamma. I genitori della bimba, spaventati, hanno rifiutato di prendersi cura di lei: la bambina, tuttavia, potrebbe farcela ugualmente a sopravvivere grazie a un intervento chirurgico eccezionale, il primo al mondo, effettuato dall’equipe medica del reparto di cardiochirurgia dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino.

I medici hanno dovuto affrontare la sfida dei lunghi tempi di chiusura del grave difetto della cute, che rappresentava l’ostacolo più impegnativo per la sopravvivenza e la qualità della vita della piccola. Ebbene, il chirurgo plastico Giovanni Montà ha applicato, per la ricostruzione dei tessuti, una tecnica finora inedita in ambito neonatale, applicando “membrane amniotiche”, una sorta di trapianto d’organo utilizzando un materiale con caratteristiche rigenerative ed antinfiammatorie del tutto particolari.

Le membrane amniotiche vengono estratte dalle placente donate dalle madri e spedite, per una serie di rigorosissimi controlli, alla Banca dei Tessuti di Treviso: si tratta di un materiale normalmente utilizzato per curare gli adulti, ma per la prima volta – almeno in Italia – i suoi benefici serviranno al trattamento di una neonata. Secondo i medici il recupero sta procedendo perfettamente: “Questa rapida ripresa – spiega a Repubblica la dottoressa Francesca Giuliani – apre importanti speranze per fornire alla piccola paziente un iter terapeutico più rapido, accorciando il preziosissimo intervallo critico per rendere favorevoli gli interventi di riabilitazione indispensabili per la sua qualità di vita futura. Medici e infermieri stanno facendo squadra per sostenere il difficile cammino della neonata”.

A quanto pare all’origine della grave patologia ci sarebbe l’incuria della mamma, che mai durante la gravidanza si era sottoposta a visite di controllo: “Con la semplice assunzione di acido folico e i normali controlli in gravidanza forse non si sarebbe arrivati a tutto questo”. La madre di Bianca vive in provincia di Alessandria, ma di lei non si sa nulla: “Non sappiamo chi sia – spiegano i dottori – perché quando alla nascita non avviene il riconoscimento del bambino, giustamente vengono cancellate tutte le informazioni sulle sue origini”.

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